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"La non responsabilità del coordinatore per la sicurezza nei cantieri"
fonte www.puntosicuro.it / Sentenze
15/12/2014 -
E’ una chiara sentenza questa
emessa dal Giudice Monocratico del Tribunale di Como di assoluzione di un
coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione, imputato dei reati di
omicidio colposo e di lesioni colpose per un infortunio plurimo accaduto in un
cantiere edile durante alcuni lavori di demolizione di un fabbricato,
estremamente importante in quanto fornisce una corretta individuazione delle
responsabilità sia di questa figura professionale che di tutti gli altri
soggetti obbligati che operano nell’ambito di un cantiere edile (datore di
lavoro, dirigente, preposto). Richiamando e citando pregresse decisioni
espresse in merito dalla suprema Corte di Cassazione, infatti, il Giudice
Monocratico del Tribunale ha ribadito che il coordinatore
per la sicurezza in fase di esecuzione dei lavori in un cantiere temporaneo
o mobile ha una funzione di alta vigilanza che riguarda la generale
organizzazione delle lavorazioni e non anche il puntuale controllo, momento per
momento, delle attività lavorative, controllo che è demandato invece ad altre
figure.
Commento a cura di Gerardo Porreca.
Il compito di “verifica” del coordinatore per l’esecuzione,
ha sostenuto il Giudice in questa sentenza, così come previsto dalle
disposizioni di legge in materia di salute e di sicurezza sul lavoro, non può
essere confuso con quello della “vigilanza” assidua che è a carico del datore
di lavoro. E’ quest’ultimo, infatti, che è titolare di una posizione di
garanzia nei confronti dei lavoratori e che ha, pertanto, l'obbligo di
predisporre e fare osservare i presidi di sicurezza richiesti dalla legge per
l'esecuzione dei lavori, a nulla rilevando la compresenza di un coordinatore
della sicurezza in fase di progettazione ed in fase di esecuzione titolari a
loro volta di autonome e concorrenti posizioni di garanzia.
Il caso
Il coordinatore per la
progettazione e per l'esecuzione dei lavori in un cantiere edile nonché
redattore del " programma
di demolizione", in cooperazione con il datore di lavoro degli
infortunati che ha definito la propria posizione con rito alternativo, è stato
imputato per i reati di cui agli artt. 113, 589 co. 1 e 2 e 4 c.p. e 590, comma
1, 2, 3 e 4 c.p., in relazione alle norme prevenzionali di seguito indicate e
in relazione all'art. 2087 c.c., per aver cagionato il decesso di un lavoratore
nonché lesioni personali in danno di altri due lavoratori consistite
rispettivamente in "grave trauma cranio-facciale con ematoma extra e
subdurale acuto frontale destro" e "frattura branca ischio-pubica e
acetabolo sx in trauma maggiore", da cui derivava una malattia guarita per
un lavoratore in 106 giorni e per l’altro in oltre 197 giorni, con incapacità
per entrambi di attendere alle ordinarie occupazioni per eguale periodo di
tempo, per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia ed inosservanza
di norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro ed in particolare:
- per non aver
verificato, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l'applicazione,
da parte dell'impresa esecutrice delle disposizioni loro pertinenti contenute
nel piano di sicurezza e coordinamento e la corretta applicazione delle
relative procedure di lavoro durante le fasi di demolizione dell'edificio
oggetto dei lavori, con particolare riferimento alla fase lavorativa di
demolizione del "balcone" sito al secondo piano dell'edificio in fase
di ristrutturazione successivamente crollato (art. 92, comma 1, lett. a D.L.vo 81/08,
in relazione ai punti 3, 4 e 5 del "Piano di demolizione", parte
integrante del piano di sicurezza e coordinamento);
- per non avere
adeguato il piano di sicurezza e coordinamento in relazione all'evoluzione dei
lavori e alle modifiche intervenute in particolare con riferimento alle scelte
progettuali e organizzative, alle procedure e alle misure preventive e
protettive da adottare durante l'esecuzione dei lavori di demolizione del
predetto "balcone", attese sia la modifica delle modalità operative attuata
durante l'esecuzione dei lavori, che le diverse modalità di realizzazione dello
stesso rispetto ai "balconi" già demoliti, nonché per non avere
verificato l'idoneità del piano operativo di sicurezza redatto dall'impresa
esecutrice, da considerare come piano di dettaglio del piano di sicurezza e
coordinamento, assicurandone la coerenza con quest'ultimo (art. 92, comma 1,
lett. b D. Lgs n. 81/08 in relazione ai punti 2.2.4. lett. a), 2.2.3. lett. f),
2.1.1, lett. a) b) e) D. Lgs n. 81/08);
- per non avere sospeso i lavori di demolizione
dell'edificio oggetto dei lavori, attese le modalità operative adottate
dall'impresa esecutrice, difformi da quelle indicate nel piano di sicurezza e
coordinamento e nel piano di demolizione (art. 92, comma 1, lett. f D.L.vo
81/08) per cui ì lavoratori, nell'atto di eseguire la demolizione del
"balcone" sito al secondo piano dell'edificio in fase di
ristrutturazione, lavorando sullo stesso, precipitavano da un'altezza dì circa
7 metri a causa dell'improvviso cedimento del manufatto, rimanendo altresì
schiacciati dalla struttura stessa del "balcone" crollato e
riportando le lesioni sopra indicate.
Le decisioni del
Giudice del Tribunale
Il Giudice ha pronunciata una sentenza di assoluzione
dell'imputato non costituendo il fatto reato.
Acclarata la dinamica dell’accaduto in base alla quale i
tre lavoratori coinvolti nell'infortunio sono precipitati da un'altezza di 7
metri a causa del cedimento del balcone che erano intenti a demolire e sul
quale stavano lavorando, il Giudice ha ritenuto del tutto evidente la
macroscopica imprudenza in cui erano incorsi gli operai, imprudenza tollerata e
non impedita dal loro datore di lavoro che, patteggiando, ha evidentemente
riconosciuta la propria responsabilità. E’ risultato altresì pacifico, ha
altresì precisato il Giudice, che nel cantiere ove si è verificato l'incidente
stava operando una sola ditta per cui non si sono posti problemi relativi al
coordinamento di più imprese operanti nello stesso cantiere.
Il Giudice, nel ribadire i capi di imputazione posti a
carico del coordinatore, ha fatto presente che il fondamentale ed indiscutibile
principio di portata generale, secondo cui la sussistenza di responsabilità di
uno dei soggetti portatori di una funzione di garanzia non esclude automaticamente
la responsabilità di una delle altre figure, può, se mal interpretato, trarre
in inganno. Il fatto che i diversi soggetti garanti devono tutti contribuire ad
assicurare l'incolumità del lavoratore non contrasta, tuttavia, col fatto che
ciascun garante potrà essere riconosciuto responsabile e, quindi, dovrà essere
condannato soltanto se gli sia imputabile una qualche forma di colpa
riconducibile a quelli che sono i suoi specifici obblighi, rispondendo ogni
garante, infatti, solo per gli obblighi che sono suoi propri.
In tema di infortuni sul lavoro, ha proseguito il Giudice,
il coordinatore
per la progettazione ha essenzialmente il compito di redigere il piano di
sicurezza e coordinamento (PSC), che contiene l'individuazione, l'analisi e la
valutazione dei rischi, e le conseguenti procedure, apprestamenti ed
attrezzature per tutta la durata dei lavori. Quello per l'esecuzione dei lavori
ha invece i compiti di verificare, con opportune azioni di coordinamento e di
controllo, l'applicazione delle disposizioni del piano di sicurezza, di
verificare l'idoneità del piano operativo di sicurezza (POS), piano
complementare di dettaglio del PSC, che deve essere redatto da ciascuna impresa
presente nel cantiere, di adeguare il piano di sicurezza in relazione all'evoluzione
dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute e di vigilare sul rispetto
del piano stesso e sospendere, in caso di pericolo grave ed imminente, le
singole lavorazioni. I coordinatori per la sicurezza sono quindi figure le cui
posizioni di garanzia non si sovrappongono a quelle degli altri soggetti
responsabili nel campo della sicurezza sul lavoro, ma ad esse si affiancano per
realizzare, attraverso la valorizzazione di una figura unitaria con compiti di
coordinamento e controllo, la massima garanzia dell'incolumità dei lavoratori.
“
La giurisprudenza di
legittimità”, ha quindi proseguito il Giudice, “
ha
però offerto un ulteriore contributo di chiarificazione precisando che non si
può richiedere al coordinatore per la sicurezza (neppure a quello in fase
esecutiva) un tipo di vigilanza continua e diretta che spetta, invece, ad altre
figure e, in primo luogo, al datore di lavoro”. “
Il coordinatore per l'esecuzione dei lavori” ha aggiunto il
Giudice, “
ha una autonoma funzione di
alta vigilanza che riguarda la generale configurazione delle lavorazioni, e non
anche il puntuale controllo, momento per momento, delle singole attività
lavorative, che è demandato ad altre figure operative (datore di lavoro,
dirigente, preposto)”. E’ il datore di lavoro che è “
titolare di una posizione di garanzia nei confronti dei lavoratori, ed
ha, pertanto, l'obbligo di predisporre e fare osservare i presidi di sicurezza
richiesti dalla legge per l'esecuzione dei predetti lavori, a nulla rilevando
la compresenza di un coordinatore della sicurezza in fase di progettazione e di
un coadiutore della sicurezza in fase di esecuzione, a loro volta titolari di
autonome e concorrenti posizioni di garanzia”.
“
Il compito di
‘verifica’ del coordinatore”, ha quindi sostenuto il Giudice, “
non può essere confuso con quello di
"vigilanza" assidua del datore di lavoro” né nel caso in esame
alcun addebito è stato mosso all'imputato per quanto concerne la correttezza
del piano di sicurezza e coordinamento da lui predisposto avendo tutti i testi
ascoltati concordato che nel caso particolare l'unica cosa da non fare era quella
di stare sul balcone da demolire e che gli operai avrebbero dovuto operare
stando all'interno dell'edificio e sporgersi per demolire i balconi restando
ancorati alla struttura mediante l'uso di cinture di sicurezza. Gli stessi hanno
concordato, altresì, sul fatto che era compito del preposto far osservare la
corretta e prudente esecuzione delle opere così come indicato nel PSC.
Il Giudice ha quindi concluso che “
era obbligo del datore di lavoro, tenuto ad una vigilanza assidua e
continua, a differenza del coordinatore, impedire la condotta gravemente
imprudente posta in essere dalle vittime” e che la condotta tenuta dal
coordinatore è stata conforme agli obblighi stabiliti dalla legge ed
esplicitati dalla giurisprudenza a suo carico non potendosi confondere la sua
figura con quella del datore di lavoro o del preposto. E’ per questo quindi che
il Tribunale ha assolto il coordinatore dall'imputazione a lui ascritta perché
il fatto non costituisce reato.
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