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"EMERGENZA FRODI ALIMENTARI: LA PAURA E' SERVITA, MA DIFFENDERSI E' POSSIBILE"

di Vero / Sicurezza alimentare

31/01/2009 - Milano - Gennaio Se l'è cavata con poco, in fondo, Hu Li Xia, legale rappresentante del ristorante cinese "Wei fu" di via Novara a Milano. Millecinquecento euro di ammenda, comminatagli nel 2002 dal Tribunale penale del capoluogo lombardo, "per avere detenuto, per la somministrazione al pubblico, all'interno di un frigorifero 80 chilogrammi di carni sfuse di varie pezzature e di vario tipo tutte in parte già cotte e ricongelate, tutte frammiste tra di loro e a diretto contatto con le pareti e le basi del frigorifero che erano insudiciate da residui alimentari non rimossi da tempo", non sono la fine del mondo. È bastato pagare la multa e rimettersi in regola, e il ristorante ha continuato la sua attività. La condanna di Hu è solo una delle 279 infime in Italia, con sentenza passata in giudicato, nel periodo 2000-2007, per frode alimentare. Scorrerne l'elenco, pubblicato dalla Gazzetta ufficiale nel maggio 2008, è un utile esercizio per capire cosa e quanto rischiano in salute gli italiani quando si siedono a tavola. Il rischio non è solo nei ristoranti, la frode è più subdola quando entra in casa con la spesa, visto che la truffa si annida più frequentemente tra gli scaffali di negozi e supermercati. Cibi contraffatti, prodotti con ingredienti avariati, di bassa qualità o surrogati; alimenti commercializzati illegalmente e derrate che, invece di finire in pasto a maiali e mucche, perché destinate appunto all'alimentazione animale, arrivano direttamente nelle cucine. Il fenomeno delle sofisticazioni alimentari continua a crescere, tanto che nei soli primi otto mesi del 2008 le infrazioni accertate sono aumentate del 15 per cento, con un totale di sequestri di cibi e bevande per 121 milioni di euro, secondo i dati forniti dai Nas, il nucleo per la tutela della salute dell'arma dei carabinieri. Formaggio grattugiato avariato, latte alla melamina, maiale alla diossina sono solo i casi più noti. Ma olio extravergine di oliva con la clorofilla, mozzarella al gesso (per garantirne il colore bianco), insaccati con carni di suino avariate sono in perenne agguato. Così come carciofi dall'Egitto e olive dalla Tunisia, passata di pomodoro dalla Cina e grano da Russia, Bangladesh e Canada invadono il nostro mercato per un business illegale che, secondo la Coldiretti, frutta agli "agropirati", che spacciano per nostrano un prodotto che italiano non è, circa 18 miliardi di euro all'anno. Per ogni prodotto esistono alcuni accorgimenti per evitare di mettere in tavola la frode (li trattiamo a parte). In linea generale, conviene far tesoro dei suggerimenti che ci da l'Adiconsum. L'associa zione a tutela dei consumatori consiglia, innanzitutto, di «preferire l'acquisto di alimenti base, semplici, piuttosto che troppo manipolati, perché più sono gli interventi di manipolazione prima della vendita al consumatore, più aumentano le occasioni di adulterazione, sofisticazione e contraffazione». Meglio, quindi, un pezzo di parmigiano da grattugiare a casa o da farsi grattugiare al momento dell'acquisto, piuttosto che una busta di formaggio pregrattugiato su uno scaffale. Allo stesso modo per verdura, frutta e ortaggi, è più conveniente cercare, quando è possibile, «il rapporto diretto con il contadino. Si può sapere molto di più su come è stato coltivato il prodotto e si può instaurare un buon rapporto di fiducia col produttore», sostengono gli esperti dell'Adiconsum. Se ciò è vero per i prodotti a breve scadenza, lo è ancor di più per i prodotti che possono essere consumati nel lungo periodo, come formaggi e olio extravergine di oliva. «Ogni volta che si elimina un passaggio di mano, si evita il rischio di una sofisticazione o adulterazione del prodotto. Un olio extravergine imbottigliato in Italia risulta italiano indipendentemente dalla provenienza delle olive», spiega ancora l'Adiconsum. La lotta contro le frodi alimentari vede da una parte i produttori disonesti, dall'altra le forze dell'ordine e i servizi veterinari delle Asl. Spiega un maresciallo dei Nas: «Una frode alimentare per avere successo deve avere tre requisiti: deve essere facile da eseguire, difficile da scoprire e lucrosa». «L'allarme per la qualità negli alimenti è particolarmente odioso perché colpisce soprattutto quanti dispongono di una ridotta capacità di spesa e sono costretti a rivolgersi ad alimenti a basso costo. L'aumento dei prezzi», sottolinea la Coldiretti, «incide infatti particolarmente sugli anziani e sulle famiglie numerose con le coppie con tre o più figli e le persone con più di 64 anni da sole o in coppia che destinano ben il 21,9 per cento della spesa complessiva agli alimentari, rispetto alla media nazionale del 18 per cento». Caserta. Un carico di latte viene con- frollato in un centro stoccaggio da personale dell'azienda sanitaria Nas dei carabinieri. A coordinare in Italia la lotta contro le frodi alimentari è l'Ispettorato centrale per il controllo della qualita dei prodotti agroalimen- tari, l'Icq, che opera presso il ministe- ro delie Politiche agricole alimentari e forestali, e che dal 1 ° gennaio 2007
VINO L'unica verifica? l'assaggio S ono passati oltre venti anni dalla vicenda del vino al metanolo, il più grave scandalo di adulterazione alimentare in Italia. Nel 1986 partite di vino adulterato provocarono in Lombardia, Liguria e Piemonte la morte di 19 persone. Il vino, però, rimane ancora oggi uno dei prodotti più coinvolti in frodi. Le più importanti riguardano: 1 ) vini ottenuti dalla fermentazione di zuccheri diversi da quelli dell'uva (pratica proibita in Italia, ma non in altri Paesi); 2) aggiunta di sostanze come alcol, coloranti, aromatizzanti, antifermentativi, il cui utilizzo è vietato; 3) la vendita di vini di qualità diversa da quella indicata in etichetta; 4) la vendita di vini non conformi alle normative. La qualità del vino si evince da tre esami: visivo, olfattivo e gustativo. L'unica verifica resta quindi l'assaggio. Nel bianco un sentore di uovo sodo indica eccesso di anidride solforosa.ltimo caso il dicembre scorso: scatta l'allerta Uè per una nuova, anche se solo potenziale, emergenza nella catena alimentare. Questa volta sarebbe coinvolta carne di maiale irlandese contaminata da dlossina. I livelli della sostanza erano di 100 volte superiori ai limiti consentiti. Dopo il morbo della mucca pazza e l'influenza aviaria che avevano colpito carni bovine e carni bianche, un altro tipo di carne va sotto accusa. Le più importanti frodi che coinvolgono la carne sono: 1 La vendita di carni ottenute da animali alimentati con sostanze vietate (ormoni, per esempio), che presentano un elevato contenuto di acqua che viene dispersa durante la cottura. 2 La presenza nelle carni di residui di medicinali il cui utilizzo non è stato dichiarato, provenienti da animali per quali non è stato rispettato il periodo di sospensione tra
Ì E J M e g l i o mangiare italiano U il trattamento e la macellazione. 3 La vendita di carni di qualità inferiore come carni di pregio. Per essere al sicuro bisogna sempre leggere l'etichetta che indica la provenienza (presto diventerà obbligatoria anche per la carne di maiale, già lo è per bovini e polli): preferire la carne di animali nati, allevati e macellati in Italia. La sicurezza delle carni è garantita dal Servizio veterinario delle Asl e, può sembrare un controsenso, ma per i numeri di controlli ai quali è sottoposta, è più sicura la carne che troviamo nei frigoriferi della grande distribuzione che quella delle piccole macellerie. Diffidare infine della carne offerta a prezzi troppo bassi.
OLIO Se costa poco, non fidatevi Ia frode più usuale nel settore oleario è quella di miscelare olio di semi con olio di oliva e farlo passare per olio extravergine d'oliva. A volte bastano poche gocce di clorofilla, che gli conferisce colorito verdastro, per far apparire un olio di semi come extravergine. In altri casi, oli a caratterizzazione geografica sono in realtà ottenuti dalla spremitura di olive prodotte e raccolte in Tunisia. Per evitare rischi, leggere sempre l'etichetta che traccia la storia del prodotto, non fidarsi dell'olio che costa troppo poco (un buon extravergine non può costare meno di 6-7 euro a litro). La denominazione di origine protetta (Dop) è una garanzia in più di qualità.
FORMAGGI Solo Dop I e più importanti frodi che riguardano i formaggi sono l'utilizzo di latte di specie diversa, come latte vaccino nella produzione di pecorino e di mozzarella di bufala, e l'utilizzo della Denominazione di origine protetta per formaggi che invece non sono prodotti secondo il disciplinare che regola l'attribuzione del Dop. Proprio questo marchio è una delle poche tutele per il consumatore, che può mettersi al sicuro scegliendo anche formaggi senza spaccature nella crosta e macchie di muffa.
VERDURA Sempre di stagione Spesso, senza saperlo, frutta e verdura che mettiamo sulle nostre tavole arrivano dall'estero ma ci vengono spacciate per prodotti italiani. Per non parlare del falso biologico, vera piaga del settore ortofrutticolo. Per difendersi è consigliabile scegliere e acquistare sempre frutta e verdura di stagione e non dimenticare di guardare l'etichetta che, per legge, deve riportare categoria (calibro ecc.) e provenienza. I prodotti, inoltre, devono essere privi di ammaccature e abrasioni, non presentare acqua dovuta alla condensazione dell'umidità e un grado di maturazione adeguato per il consumo immediato.
PESCE Chi dorme non piglia... quello fresco e sicuro L'operazione "Capitone pulito", chiusa a fine dicembre dalla Guardia costiera su tutto il territorio nazionale, ha portato a uno dei più grandi sequestri mai eseguiti nell'ambito dei prodotti alimentari. Centosessanta tonnellate di pesce bloccate nell'arco di oltre 6.500 controlli svolti tra la grande distribuzione, mercati rionali e negozi. Le frodi riguardavano pesce pro- veniente da mari asiatici e spacciato per nostrano, pesce decongelato e rivenduto per fresco, molluschi allevati in zone proibite, oppure prodotti di cui è vietata la pesca come nel caso dei datteri di mare, eppure posti in commercio. Nel caso del pesce il pericolo per la salute dei consumatori deriva da prodotti scaduti o in cattivo stato di conservazione. Ecco alcune regole per i vostri acquisti ittici: 1 Assicurarsi che il prodotto sia esposto su ghiaccio. 2 II pesce fresco deve presentare occhi vivi, di colore brillante, le squame ben aderenti al corpo. 3 Eventuali rigonfiamenti o una consistenza flaccida sono indice di deterioramento. 4 II pesce fresco ha odore di mare tenue, uno più pronunciato indica sempre deterioramento. 5 Per determinare la freschezza fondamentali sono anche la consistenza e la rigidità. 6 II pesce surgelato deve recare l'apposita dicitura, che deve indicare anche il metodo di produzione (allevato o pescato).

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